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Il lotto

Cartellino del pesce: cosa c’è scritto e cosa guardo per primo

Di Francesco Scravaglieri, chef · aggiornato l’11 settembre 2026 · 3 minuti di lettura

In breveSu un cartellino del pesce ci sono almeno sei informazioni: denominazione commerciale, nome scientifico, metodo di produzione (pescato o allevato), zona di cattura o paese di allevamento, se è stato decongelato, e il lotto. Nome, prezzo e data li guardano tutti. Le tre che contano il giorno che qualcuno chiede «da dove viene» sono nome scientifico, zona FAO e lotto: vanno registrate subito, perché la cassa domani non c’è più.

Le tre che guardano tutti

Il nome, il prezzo e la data. Sono quelle che servono per comprare bene, e fanno il loro lavoro. Ma non sono quelle che ti salvano quando arriva una domanda seria. Il nome commerciale, da solo, si interpreta: «gambero» dice poco, «cernia» ancora meno. Il prezzo non interessa a nessuno fuori dalla tua cucina. La data ti dice quando è arrivato, non da dove viene né che cosa è davvero.

Le tre che guardo io

La denominazione scientifica, perché è l’unica riga che non si può interpretare: due pesci con nomi commerciali simili hanno nomi latini diversi, e sul menù e nelle carte quello che fa fede è quello. La zona di cattura, la sigla FAO, perché in sala te la chiedono e perché racconta da dove viene il prodotto meglio di qualunque parola. E il lotto.

Il lotto è la riga che tiene tutto insieme. È l’unico numero che collega la cassa che hai davanti alla scheda che scriverai, alla preparazione in cui finirà, e alla domanda che un giorno può arrivare: «quel lotto lo avete lavorato?». Se il lotto non lo registri al momento in cui apri la cassa, dopo non lo ricostruisci: il cartellino è finito nel cartone e il cartone è già uscito.

Come lo faccio io, in servizio

Il cartellino lo fotografo prima di toccare il pesce, quando è ancora leggibile e intero. La fotografia resta attaccata al lotto, e il lotto resta attaccato alla preparazione. Costa dieci secondi, che sono molto meno dei venti minuti che ci vogliono per ricostruire a memoria da dove veniva una cosa che hai già servito.

Non serve trascrivere tutto. Serve non perdere le tre righe che non si recuperano: nome scientifico, zona, lotto. Il resto, se ti serve, sta nella fotografia.

Cosa dice la norma

Reg. UE 1379/2013, art. 35Le informazioni che devono accompagnare i prodotti della pesca venduti al consumatore: denominazione commerciale e nome scientifico, metodo di produzione, zona di cattura o paese di allevamento, se il prodotto è stato decongelato.
Direttiva 2011/91/UEL’indicazione del lotto di appartenenza sugli alimenti: è quella che permette di identificare una partita e di ritirarla se serve.
Reg. CE 178/2002, art. 18La rintracciabilità: chi lavora alimenti deve saper dire da chi ha ricevuto un prodotto e a chi lo ha fornito, in ogni fase.

Domande frequenti

La zona FAO va scritta sul menù?

Il regolamento la richiede per i prodotti della pesca venduti al consumatore; per la ristorazione le regole applicative sono nazionali e cambiano in base al tipo di vendita. Nel dubbio: averla registrata non costa niente, e in sala prima o poi la chiedono.

Se il cartellino non riporta il lotto?

Il lotto può stare anche sul documento di trasporto o sulla fattura, e a volte coincide con la data di confezionamento. Se non lo trovi da nessuna parte, chiedilo al fornitore e annotalo: un prodotto senza lotto è un prodotto che non si può ritirare.

Devo conservare il cartellino di carta?

Non è il cartellino che conta, è l’informazione. Una fotografia leggibile, collegata al giorno e alla preparazione, vale come e più del cartoncino bagnato in fondo alla cassa. Attenzione però ai molluschi bivalvi vivi (cozze, vongole, ostriche): lì la regola è diversa e l’etichetta va conservata almeno 60 giorni: la guida sul cartellino dei molluschi.

Nella pratica

Con KitchenTrace fotografo l’etichetta o il cartellino: prodotto, fornitore, lotto e scadenza entrano al posto giusto e la fotografia resta legata al lotto, anche quando la cassa è stata buttata da tre mesi.

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Francesco Scravaglieri

Francesco Scravaglieri, chef con trentacinque anni di cucina, consulente e docente. Ha costruito KitchenTrace in servizio, una funzione alla volta. Chi sono · Scrivimi