La data si ferma quando apri
«Da consumarsi entro il 20» è una promessa del produttore su un prodotto chiuso, conservato come dice lui. Nel momento in cui rompi la confezione la promessa finisce: entrano aria, mani, sbalzi di temperatura. Un latte aperto il 12 con scadenza il 20 non dura fino al 20, e un vasetto di salsa con scadenza a due anni, aperto, dura giorni. È la cosa che ogni cuoco sa e che ogni cella smentisce, con vasetti aperti senza data che nessuno ha il coraggio di buttare.
Prima regola: leggi l’etichetta
Molti prodotti lo scrivono: «una volta aperto conservare in frigorifero e consumare entro 3 giorni». Quando la conservazione dopo l’apertura cambia il modo di usare il prodotto, quell’indicazione è obbligatoria in etichetta. Se c’è, è la tua regola, e un controllo la considera tale: un brick di panna aperto da sei giorni con scritto «entro 3 giorni» è un prodotto scaduto, anche se la data stampata è a due mesi.
Seconda regola: la durata la scrive il piano, non la memoria
Se l’etichetta non dice niente — salumi affettati al momento, formaggi tagliati, conserve travasate, salse in latta — la durata dopo apertura la stabilisce il tuo piano di autocontrollo, per categoria: una tabella scritta, con numeri decisi con il consulente e uguali per tutti in cucina. Non do numeri qui perché non sono legge: sono scelte del piano, che dipendono da cosa è, come lo conservi e a che temperatura sta la tua cella. Quello che è legge è che ci sia una regola e che si veda applicata.
La regola invisibile non vale. Se il piano dice tre giorni e sul contenitore non c’è la data di apertura, per un controllo quel prodotto non ha una durata: nessuno può dire se è al giorno uno o al giorno nove.
Cosa scrivo sul contenitore
Data e ora di apertura, la nuova durata (la scadenza ricalcolata, non «aperto il 12» e basta), il lotto se ho travasato, e gli allergeni se il contenitore nuovo non ha più l’etichetta originale. Una latta si travasa sempre in un contenitore alimentare chiuso: la latta aperta in frigo non è una conservazione, è un’attesa.
Il travaso è il momento in cui si perde tutto: il lotto resta sulla latta che va nel bidone, la scadenza sparisce con lei. Per questo l’etichetta nuova la scrivo prima di buttare la vecchia, con la vecchia davanti.
Cosa dice la norma
Domande frequenti
Ho aperto prima, posso arrivare alla data stampata?
No: la data stampata è un tetto, non un diritto. Il prodotto aperto dura il minore tra la durata dopo apertura e la data originale. Se apri il 18 un prodotto che scade il 20 con «entro 5 giorni dall’apertura», scade il 20.
La latta aperta può restare in frigo?
No. Si travasa in un contenitore alimentare con coperchio, si scrive data di apertura, durata, lotto e allergeni. La latta aperta in frigo è la prima cosa che un controllo fotografa.
E i surgelati aperti?
Se restano congelati la data non cambia: richiudi bene, scrivi la data di apertura e proteggi dal gelo. Se hanno cominciato a scongelare, non si ricongelano: diventano un prodotto fresco con la durata del tuo piano.
Quando in KitchenTrace apri o travasi un prodotto, la scheda ricalcola la durata con i giorni del tuo piano e stampa l’etichetta nuova con lotto e allergeni: il momento del travaso, quello in cui di solito si perde tutto, è quello in cui l’app scrive tutto.
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