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Se domani entrano

Controllo in cucina: cosa ti chiedono davvero, e cosa devi saper mostrare

Di Francesco Scravaglieri, chef · aggiornato l’11 settembre 2026 · 3 minuti di lettura

In breveIn un controllo ufficiale (ASL o Carabinieri NAS) la verifica parte dal piano di autocontrollo e dalle sue registrazioni, ma la domanda concreta arriva davanti a una cella aperta: «questo cos’è, quando l’avete fatto, da dove viene». Se sul contenitore c’è un codice e a quel codice corrisponde una scheda con data, ingredienti e lotti, la risposta la dai in dieci secondi. Se c’è scritto solo «salsa», la risposta comincia con «aspetti che ricostruisco», ed è lì che il controllo si allunga.

Non ti chiedono le carte. Ti indicano un contenitore.

La sequenza è quasi sempre la stessa. Si parte dal piano di autocontrollo, che deve esserci ed essere quello della tua azienda, non un modello generico. Poi si va in cucina, e in cucina si apre una cella. Il dito va su un contenitore: «cos’è?». È la domanda più semplice del mondo e quella su cui si vede tutto, perché per rispondere ti servono tre cose insieme: che cos’è, quando è stato fatto, e con che cosa.

Cosa guardano dopo

Le temperature di frigoriferi e celle, con le relative registrazioni. Le date sui contenitori e la loro coerenza con le schede. Le etichette e i lotti dei prodotti in uso, e se il lotto si ritrova sulle schede delle preparazioni. Gli allergeni: come sono dichiarati al cliente e se corrispondono a quello che c’è in cucina. Il pesce crudo in carta, con la scheda della bonifica. La pulizia e la sanificazione, con le registrazioni. Le fatture e i documenti di trasporto come riscontro dei fornitori.

La differenza fra dieci secondi e mezz’ora

Chi ha un codice sul coperchio e una scheda dietro a quel codice risponde e passa al contenitore dopo. Chi ha scritto «salsa» deve ricostruire: chi l’ha fatta, quando, con quali casse. Non è detto che finisca male, ma il tono del controllo cambia, perché una cucina che non sa dire cosa ha in cella è una cucina che verrà guardata con più attenzione su tutto il resto.

Il punto non è avere più carte. È che le carte rispondano alle domande che vengono fatte: cos’è, quando, con che cosa, da dove viene.

Cosa faccio io

Ogni contenitore ha un codice, e ogni codice ha una scheda con data, ingredienti e lotti. Il pesce crudo ha la sua scheda di bonifica con i numeri giusti. Le schede si trovano per data in un minuto. Non perché aspetto un controllo, ma perché è il modo in cui la cucina funziona meglio anche il martedì sera in cui non entra nessuno. Il controllo, quando arriva, trova quello che c’è tutti i giorni.

Cosa dice la norma

Reg. CE 852/2004, art. 5Le procedure basate sui principi HACCP, i documenti e le registrazioni: sono il primo oggetto della verifica.
Reg. CE 178/2002, art. 18La rintracciabilità: dimostrare da dove viene un prodotto e dove è finito.
Reg. UE 2017/625Il regolamento sui controlli ufficiali lungo la filiera alimentare, che disciplina come operano le autorità di controllo.

Domande frequenti

Il controllo è annunciato?

Di regola no: i controlli ufficiali si svolgono senza preavviso, salvo casi particolari. È il motivo per cui la documentazione deve essere quella di tutti i giorni, non quella preparata per l’occasione.

Posso mostrare le schede sul telefono o sul tablet?

Sì, se sono leggibili e complete e se, quando richiesto, puoi fornirne una copia. Una scheda che si stampa in A4 all’istante toglie ogni discussione.

Chi risponde alle domande?

Il responsabile dell’autocontrollo o chi è presente e conosce la cucina. Conviene che chiunque sia in turno sappia dove stanno le schede e come si legge un codice sul coperchio.

Nella pratica

Con KitchenTrace ogni contenitore ha il suo codice e la sua scheda, con lotti, allergeni e date; le schede si cercano per data, prodotto o lotto e si stampano in A4 quando servono.

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Francesco Scravaglieri

Francesco Scravaglieri, chef con trentacinque anni di cucina, consulente e docente. Ha costruito KitchenTrace in servizio, una funzione alla volta. Chi sono · Scrivimi