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Me l’ha chiesto un collega

I taglieri colorati sono obbligatori per legge? Cosa dice davvero la norma sulla contaminazione crociata

Di Francesco Scravaglieri, chef · aggiornato il 16 settembre 2026 · 3 minuti di lettura

In breveNo, non esiste una legge che imponga taglieri di colori specifici. Il Reg. CE 852/2004 chiede, in generale, di evitare la contaminazione crociata tra alimenti crudi e cotti, tra categorie diverse (carne, pesce, verdure) e tra allergeni — ma lascia libero l’operatore su come ottenerlo. Il codice colore (di solito: rosso carne cruda, blu pesce, giallo pollame, verde verdure, bianco formaggi/pane, marrone cotto) è lo strumento più diffuso perché è semplice da controllare e da far rispettare, ma è una scelta organizzativa, non un obbligo con quel nome.

Cosa chiede davvero la legge

Il Reg. CE 852/2004 impone di organizzare il lavoro in modo da evitare la contaminazione crociata: tra alimenti crudi e pronti al consumo, tra categorie diverse di materia prima, e — con il Reg. UE 1169/2011 — tra alimenti con allergeni diversi. Non specifica come: separazione fisica, tempi diversi di lavorazione, lavaggio e sanificazione tra un uso e l’altro, o strumenti dedicati sono tutte strade valide, da sole o insieme.

Perché i colori restano la scelta migliore

Anche se non è un obbligo, il codice colore è lo standard di fatto in quasi ogni cucina professionale per un motivo pratico: è visibile a colpo d’occhio, riduce l’errore umano (non serve ricordare una regola, basta vedere il colore), ed è facile da far rispettare anche a personale nuovo o di passaggio. In un controllo, avere taglieri dedicati e riconoscibili è uno dei modi più veloci per dimostrare che la separazione tra alimenti è organizzata, non lasciata al caso.

Cosa fare se non hai taglieri colorati

Se lavori con taglieri dello stesso colore, l’alternativa che tiene comunque in regola è: lavaggio e sanificazione tra un uso e l’altro (crudo poi cotto, mai il contrario senza sanificare in mezzo), e un ordine di lavorazione che va sempre dal meno rischioso al più rischioso — verdure, poi cotto, poi pesce, poi carne cruda per ultima, per esempio. Funziona, ma richiede più disciplina e più tempo del semplice colpo d’occhio sul colore.

Cosa dice la norma

Reg. CE 852/2004, All. II, cap. IXLe materie prime e i prodotti finiti devono essere manipolati in modo da evitare la contaminazione; superfici e attrezzature devono essere mantenute pulite e, se necessario, disinfettate.
Reg. UE 1169/2011La corretta gestione degli allergeni include evitare la contaminazione crociata tra un piatto con un allergene e uno senza.

Domande frequenti

I colori standard sono sempre gli stessi?

C’è una convenzione molto diffusa (rosso carne cruda, blu pesce, giallo pollame, verde verdure, bianco latticini/pane, marrone o nero cotto), ma non è fissata per legge: puoi anche usare una tua convenzione, purché sia chiara, scritta e rispettata da tutti.

Bastano i colori senza lavare i taglieri?

No: il colore evita di mischiare le categorie, ma la sanificazione tra un uso e l’altro resta comunque necessaria, soprattutto per il tagliere del crudo prima di riporlo.

Vale lo stesso discorso per coltelli e altri utensili?

Sì, lo stesso principio si applica a coltelli, pinze e contenitori: la separazione (fisica o nel tempo, con sanificazione in mezzo) è quello che conta, il colore è solo lo strumento più comodo per ottenerla.

Nella pratica

Fuori dall’ambito diretto dell’app: KitchenTrace registra cosa è finito in una preparazione, non come è stata lavorata in cucina — ma un allergene dichiarato correttamente nella scheda parte proprio da una lavorazione senza contaminazioni.

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Francesco Scravaglieri

Francesco Scravaglieri, chef con trentacinque anni di cucina, consulente e docente. Ha costruito KitchenTrace in servizio, una funzione alla volta. Chi sono · Scrivimi